Il lutto, il sostegno psicologico e chi valuta il danno

Il lutto dopo un incidente stradale ha caratteristiche proprie. Dove cercare sostegno, perché chi cura e chi valuta il danno sono figure diverse, e che cosa conservare.
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Un lutto improvviso non lascia il tempo di prepararsi. La persona è uscita di casa la mattina e non è tornata. Non ci sono stati saluti, non c’è stato un ultimo discorso. A questo si aggiungono, nei mesi successivi, cose che altri lutti non portano con sé: un processo, una compagnia di assicurazione, la ricostruzione di una dinamica, a volte la presenza di un responsabile con un nome e un volto. Il dolore deve fare spazio a una serie di adempimenti che sembrano non finire.

Questa guida non è un manuale sul lutto, e non sostituisce l’aiuto di un professionista. Prova a rispondere a tre domande pratiche che le famiglie pongono spesso: dove trovare sostegno, come si distingue il dolore da una condizione che richiede cure, e perché chi aiuta una persona a stare meglio e chi valuta il suo danno ai fini del risarcimento sono figure diverse.

Un lutto con caratteristiche proprie

Chi perde un familiare in un incidente stradale vive spesso un lutto che la letteratura clinica descrive come traumatico: improvviso, violento, evitabile, legato a un fatto che ha una causa umana. Sono elementi che possono rendere il lutto più difficile da elaborare. A volte un familiare ha assistito all’incidente, o è arrivato sul luogo, o ha visto la persona in rianimazione. A volte la persona che resta era alla guida, o si sente in colpa per non aver fatto qualcosa.

Non esiste un modo giusto di vivere un lutto, né un tempo stabilito. Il dolore intenso, il disorientamento, la difficoltà a dormire e a concentrarsi, la rabbia sono reazioni comuni nei primi mesi e non sono, di per sé, segni di malattia.

Quando il lutto diventa una condizione da curare

La medicina distingue il lutto da alcune condizioni che possono svilupparsi a partire da esso. La quinta edizione rivista del manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, il DSM-5-TR del 2022, ha introdotto il disturbo da lutto prolungato. Negli adulti può essere diagnosticato quando sono trascorsi almeno dodici mesi dalla perdita, sei mesi per bambini e adolescenti, e quando nell’ultimo periodo sono presenti con continuità sintomi come un intenso desiderio della persona scomparsa, un dolore emotivo marcato, la difficoltà a reintegrarsi nella vita, la sensazione che una parte di sé sia morta, con una compromissione significativa del funzionamento quotidiano. Anche la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’ICD-11, prevede il disturbo da lutto prolungato, con una soglia di almeno sei mesi.

Dopo un incidente stradale possono svilupparsi anche un disturbo depressivo, un disturbo d’ansia o un disturbo da stress post-traumatico, soprattutto in chi ha assistito all’evento o ne ha visto le conseguenze. La diagnosi spetta sempre a un professionista. I segnali che suggeriscono di chiedere aiuto sono, in generale, la persistenza e l’intensità: quando, a distanza di mesi, il dolore impedisce di lavorare, di prendersi cura di sé o dei figli, di mantenere relazioni, oppure quando compaiono pensieri di non voler più vivere.

Se una persona della famiglia ha pensieri di questo tipo, è importante rivolgersi subito al medico di base, a un servizio di salute mentale o, in caso di urgenza, al 112.

Dove cercare sostegno

Il primo riferimento è spesso il medico di medicina generale, che può indirizzare verso i servizi territoriali. Le aziende sanitarie offrono servizi di psicologia e di salute mentale, e i consultori familiari si occupano anche di sostegno alle famiglie e ai minori. Per bambini e ragazzi esistono servizi di neuropsichiatria infantile.

Esistono inoltre associazioni di familiari delle vittime della strada, che offrono ascolto, gruppi di auto-aiuto e, a volte, orientamento nelle pratiche. Il confronto con altre persone che hanno vissuto la stessa esperienza è per molti un aiuto diverso da quello professionale, e complementare. Nella scelta di un percorso privato, conviene verificare che il professionista sia iscritto all’albo degli psicologi o sia un medico, e che abbia esperienza con il lutto traumatico.

Per i bambini il lutto ha tempi e forme proprie. Possono sembrare tranquilli e poi reagire mesi dopo, possono porre domande ripetute, possono regredire. Gli insegnanti e il pediatra sono alleati preziosi, e coinvolgerli presto aiuta.

Chi cura e chi valuta: due ruoli distinti

C’è un punto che riguarda il rapporto tra il percorso di cura e il risarcimento, e che vale la pena chiarire. Il professionista che segue una persona nel suo percorso di sostegno o di psicoterapia lavora per la sua salute. Il rapporto si fonda sulla fiducia e sulla riservatezza, ed è protetto dal segreto professionale e dalle regole del Codice deontologico delle psicologhe e degli psicologi italiani, nella revisione entrata in vigore il 1° dicembre 2023.

La valutazione del danno ai fini del risarcimento è un’attività diversa. La svolge, di norma, un medico legale o uno psichiatra con competenze forensi, che esamina la documentazione, visita la persona e stima se esiste una lesione della salute, quale sia la sua entità e quale il collegamento con la perdita. È una valutazione che deve essere imparziale e argomentata, e che verrà discussa con la compagnia o davanti al giudice.

Tenere separati i due ruoli protegge entrambi. Protegge il percorso di cura, che non diventa uno strumento della pratica legale. E protegge la valutazione, che non può essere contestata come fatta da chi ha un rapporto terapeutico con la persona. Il curante può comunque contribuire alla documentazione, con relazioni che descrivono il disturbo come lo ha osservato nel tempo, se la persona lo desidera. Come si costruisce la prova del danno psichico è spiegato nella guida sul danno psichico dei familiari.

Che cosa conservare

Senza trasformare la cura in una pratica, è utile conservare la documentazione che si forma nel tempo: i certificati del medico, le prescrizioni, le relazioni degli specialisti, le fatture delle sedute, i certificati di malattia per l’assenza dal lavoro. Sono documenti che appartengono alla persona e che lei sola decide se e come usare. Le spese per le cure rese necessarie dal lutto possono rientrare nel danno patrimoniale, come spiega la guida sul danno patrimoniale dei familiari.

Il tempo del risarcimento e il tempo del lutto

Le procedure di risarcimento hanno scadenze che non coincidono con i tempi del lutto. Una compagnia può proporre di chiudere la pratica quando una persona della famiglia sta ancora attraversando la fase più difficile, e un eventuale disturbo non è ancora stato diagnosticato. Chiudere con una quietanza a saldo in quel momento può significare rinunciare a una parte del danno che emergerà dopo, come spiega la guida sulla quietanza liberatoria. Allo stesso tempo, i termini di prescrizione continuano a correre, come descritto nella guida sulla prescrizione.

Non c’è una regola valida per tutti. La cosa importante è non lasciare che i tempi della pratica decidano al posto della famiglia.

Il quadro completo, dal primo giorno al risarcimento, è nella guida generale sui diritti della famiglia dopo un incidente stradale mortale.

Domande frequenti

Dopo quanto tempo il dolore dovrebbe diminuire?

Non c’è un tempo stabilito. Per il disturbo da lutto prolungato i manuali diagnostici indicano soglie di dodici mesi negli adulti (DSM-5-TR) o di sei mesi (ICD-11), ma servono a individuare una condizione clinica, non a stabilire quanto debba durare il lutto. Se il dolore impedisce la vita quotidiana, è utile parlarne con un professionista in qualsiasi momento.

Lo psicologo che mi segue può fare la perizia per il risarcimento?

È preferibile che chi cura e chi valuta siano persone diverse, per proteggere il percorso di cura e l’imparzialità della valutazione. Il curante può contribuire con relazioni sul decorso, se la persona lo desidera.

Le spese per il sostegno psicologico sono risarcibili?

Le spese per cure rese necessarie dalla perdita possono essere chieste come danno patrimoniale, se documentate con fatture e indicazioni del medico o dello specialista.

Che cosa fare se un figlio piccolo sembra non reagire?

I bambini elaborano il lutto con tempi e modi propri. È utile parlarne con il pediatra o con un servizio di neuropsichiatria infantile, e informare la scuola.

Se volete capire come il percorso di sostegno si collega alla pratica di risarcimento, raccontaci che cosa è successo.

A cura di
Immagine di Roberta Scarpellini
Roberta Scarpellini
Roberta Scarpellini è avvocato del Foro di Milano. Assiste le famiglie delle vittime di incidenti stradali mortali e le persone che hanno subito lesioni gravi, nella trattativa con le compagnie di assicurazione e in giudizio, anche con la costituzione di parte civile nel processo penale. È presidente dell'associazione NEVRA, dedicata al riconoscimento medico-legale del danno neuropatico.

Avv. Roberta Scarpellini · Ordine degli Avvocati di Milano · studioscarpellini.com

Una nota. Questa guida offre informazioni generali, aggiornate alla data indicata, e non sostituisce un parere sul vostro caso: ogni vicenda ha tempi, prove e responsabilità proprie che vanno lette una per una.

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